E sentirò ancora l'odore del pane
che addolciva le notti di nebbia
col freddo che correva tra le strade
e nel buio della pianura.
Mentre le stelle infinite si perdevano
nelle pupille dei tuoi occhi
e restavano sole le orme del silenzio
a scandire i nostri passi.
E ascolterò ancora i canti per la strada
che conciliavano al sonno
con la Luna che si specchiava
nelle onde immobili dello stagno.
Così ci sembrava piccolo il mondo
nelle sue parole di sospiro e lacrime
dove concedersi di andare a fondo
non significava perdere.
E ci rivedremo nel sorriso
dopo tutto, tutto questo tempo
con il ricordo di un treno perso
in tutto, tutto questo vento.
E leggerò tra le righe dell'anima
che parlava ad abbracci
scrivendo una muta e gioiosa poesia
recitata dai battiti di mani.
E la casa sembrava un nido dolce
un rifugio caldo e tenero
in cui potersi addormentare
nel più pallido silenzio.
E toccherò ancora gli occhi stanchi
che piangevano di nascosto
asciugati dalla nascita di albe raggianti
dopo la pioggia nel bosco.
Mentre il mondo restava a guardare
ciò che l'indifferenza faceva
si sentiva dietro a questo morire
il ritorno della primavera.
E ci incontreremo al tramonto
dopo tutto, tutto questo tempo
con il ricordo di un sogno vissuto
dopo tutto, tutto questo silenzio.
E assaggerò la pioggia di parole
di cui si è persa la traccia
rivedrò i bagliori del vecchio Sole
specchiarsi nella tua faccia.
E ci diremo tutto il nostro vento
dopo tutto, tutto questo tempo
con il vuoto che prende senso
dopo tutto, tutto questo momento.